Dal mondo della nautica

A seguito della sentenza della corte di Giustizia UE del 14/03/2019 e della risoluzione 79 della Agenzia delle entrate è stata introdotto il pagamento dell’iva al 22% anche per le prestazioni delle Autoscuole.

La lega Navale può fare i corsi per la patente nautica… ma non a pagamento.

 

“Evidentemente 120 anni di anzianità non hanno dato alla Lega Navale la saggezza giusta per poter confrontarsi con gli altri operatori del settore”. È la replica del segretario della sezione nautica di ConfarcaAdolfo D’Angelo, ad una dura lettera della Lega Navale Italiana, inviata alla Direzione Generale del Trasporto Marittimo e al Capo ufficio di Gabinetto del Ministero dei Trasporti, in cui viene attaccata la categoria dei titolari delle scuole nautiche.

Al centro della diatriba, scoppiata dopo il parere favorevole del Consiglio di Stato alle modifiche da apportare al nuovo codice del diporto, che prevedono tra l’altro delle sanzioni pecuniarie per le scuole nautiche abusive, una missiva che la Confederazione delle scuole nautiche definisce “delirante”in cui Lega Navale sostiene che gli esami per la patente nautica non possono essere demandati alle sole scuole nautiche, poiché prive di “cultura marinara” ed esclusivamente votate a produrre lucro. Infine, all’interno della lettera, vengono denigrati i clienti delle agenzie, definiti “bagnanti della domenica”.

Una polemica al vetriolo messa nero su bianco, quella della Lega Navale, che però stona con quanto già espresso dal legislatore, secondo cui “vanno differenziate le due tipologie di attività di formazione nautica”finalizzate al conseguimento delle patenti nautiche, distinguendo tra lo scopo di lucro, “attribuito in esclusiva alle Scuole Nautiche”, e quello puramente educativo dei Centri Istruzione Nautica, “configurato entro i limiti della pura sfera associativa e subordinando a tale configurazione ogni agevolazione fiscale”.

“Noi dunque siamo gli unici che possono avere un’attività commerciale finalizzata al rilascio della patente nautica – ricorda D’Angelo – Diamo la formazione giusta prevista dal codice, che comprende anche la cultura marinara, di cui la Lega Navale, a quanto si legge in quella delirante lettera, sarebbe l’unica detentrice”.

“Da tempo denunciamo che alcuni centri d’istruzione della nautica organizzano corsi a pagamento, quando invece questi ultimi dovrebbero rientrare nei costi della sola quota associativa – sottolinea D’Angelo – Auspichiamo che gli organi facciano piena chiarezza sulla destinazione di questi flussi di denaro e sugli annunci che vengono pubblicati anche su internet, che sponsorizzano corsi per le patenti nautiche da enti che non possono né svolgere l’attività commerciale né pubblicizzarla”.

“Chiara invece la questione dell’esperto velico che, come ribadito dalla Direzione Generale, è una figura unica – conclude D’Angelo –  Attualmente invece la Lega Navale, arbitrariamente e contro ogni principio di imparzialità, fornisce agli uffici competenti al rilascio patenti delle liste ove sono presenti solo gli esperti velici che appartengono a tale ente, discriminando i titolari delle scuole nautiche. In questo modo potrebbero verificarsi dei favoritismi nei confronti degli iscritti agli esami provenienti dalla Lega Navale a scapito dei candidati provenienti dalle scuole nautiche, contro ogni principio di trasparenza su cui si basa la Pubblica Amministrazione”. 

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Patente nautica: finalmente arrivano i quiz unificati, ecco cosa prevede il decreto

Esami per la patente nautica: D’Angelo: Finalmente stop a libero arbitrio, preoccupa l’ampio margine d’errore nei test.

Dopo una prima fase sperimentale che resta ancora da stabilire per tempi e modalità, finalmente in Italia partiranno i quiz unificati per la patente nautica. Il via libera al tanto agognato decreto del 2013, che donerà a Capitaneria di Porto e Motorizzazioni una procedura unica da seguire, come previsto dal decreto ministeriale 146 del 2008, dovrà fare una volta per tutte pulizia delle perplessità denunciate in questi anni dagli addetti ai lavori circa le procedure di esame, “spesso lasciate al libero arbitrio dei comandanti delle capitanerie locali oppure ai direttori degli uffici provinciali della Motorizzazione civile”, fa notare Adolfo D’Angelo, segretario della sezione nautica della Confarca, la confederazione che rappresenta anche le scuole nautiche italiane.

“Uno sforzo apprezzabile da parte dell’Amministrazione Marittima – sottolinea D’Angelo – volto a mettere a disposizione un prodotto innovativo per la sua natura originale e oggettiva la cui applicazione troverà uniformità su tutto il territorio nazionale rendendo lo svolgimento dell’esame chiaro e trasparente”. Le modifiche all’esame per la patente nautica prevedono tra l’altro:

1. Una prova di carteggio oppure un totale di 102 quiz/esercizi, di cui 52 riferiti alle prove per la patente entro i 12 miglia e 50 per la patente senza limiti;

2. Accesso a prova quiz vera e propria con risposta singola diversificata in tre prove d’esame e con un bacino di 1850 quiz con risposta singola diversificata in tre prove d’esame.

3. La prova base per la patente entro le 12 miglia composta di 20 quiz, con un massimo di 4 errori ed un tempo massimo di 40 minuti. 

4. La prova vela composta da 10 quiz, della durata di 20 minuti, a cui sono ammessi due errori;

5. La prova integrazione per la patente oltre le 12 miglia composta da 10 quiz, con una durata di 20 minuti e con una soglia di due errori; 

6. La prova di carteggio consiste in un questionario a 6 quesiti abbinato ad uno stralcio di carta nautica, con un numero massimo di 1 errore e della durata di 20 minuti;  

7. Per la prova per la patente oltre le 12 miglia (la “senza limiti”) il carteggio prevede due esercizi su due carte nautiche differenti (5/D e 42/D) per un totale di 8 quesiti ed un solo errore ammesso. Durata massima di 1 ora.

“Fermo restando la competenza dei membri del tavolo che hanno elaborato questo database, siamo in attesa di poter visionare i quesiti– commenta Adolfo D’Angelo – Una nota critica va sollevata sull’ampio margine d’errore che raggiunge il 20% e che stride sul tradizionale 10% previsti per tutti gli esami del Ministero dei Trasporti. In questo modo si rischia di aprire una falla nella formazione dei nuovi diportisti italiani”.

“Abbiamo puntualizzato che a tutt’oggi le unità da diporto fino a 40 cavalli possono essere condotte anche a 16 anni e senza patente nautica, un vuoto che va colmato così come avvenuto per i ciclomotori a cui hanno dedicato una patente ad hoc – conclude D’Angelo – Tutto ciò va a stridere con il concetto di sicurezza in mare, dunque bisogna rivedere la norma madre per una maggiore sicurezza nautica”.

Ufficio Stampa Confarca

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Il marchio «Ce» è contraffatto: stop alle barche Manò Marine

Non rischiano solo di creditori del fallimento di Manò Marine, ora nel mirino sono finite anche le barche vendute dal cantiere napoletano tra il 2003 e il 2010. Secondo una indagine della Capitaneria di porto di Napoli, infatti, molte imbarcazione sono risultate con il certificato di omologazione CE contraffatto, falso o, addirittura, non rilasciato per niente. Un’indagine difficile che gli uomini dell’ammiraglio Arturo Faraone hanno condotto per mesi e mesi a stretto contatto con la Procura della Repubblica e che è culminata in un provvedimento con cui i proprietari sono stati invitati a consegnare immediatamente le licenze e diffidati dall’usare l’imbarcazione.

E non basta. In via cautelativa, infatti, il comandante in seconda Giuseppe Minotauro ha inviato una comunicazione a tutte le Capitanerie di porto italiane, ai Circondari Marittimi, agli uffici locali marittimi, alle delegazioni di spiaggia e al coordinamento dei mezzi nautici della Guardia Costiera per prestare la massima attenzione durante i controlli in mare. «Si informa – è scritto nella nota – che i proprietari, armatori o utilizzatori delle unità costruite dal cantiere navale Manò Marine, sono stati diffidati a far prendere il mare, far navigare o utilizzare l’imbarcazione e gli è stato intimato di consegnare, a questa Capitaneria, la relativa licenza di navigazione. Detto provvedimento – aggiunge il comandante Minotauro – è stato disposto in quanto le unità sono praticamente prive di omologazione/certificazione CE (la certificazione rilasciata dal cantiere è risultata falsa o contraffatta)».

IL COMANDANTE

La patente nautica, così come viene anche definita nelle ultime disposizioni legislative, surroga ufficialmente il più suggestivo titolo di “abilitazione al comando” che il nostro codice della navigazione conferisce soltanto a coloro che si sottopongono agli esami per conquistare l’appellativo di “mini-comandante” e, solo così facendo, possono condurre un’imbarcazione a vela o a motore più potente o più lunga di un semplice natante.
E’ lapalissiano quindi che il “patentato”, pur fingendosi motivato da un astruso vincolo burocratico, in certe circostanze si senta intimamente gratificato di possedere la “carta” che lo distingue dagli altri naviganti. Non ne fa continuo sfoggio, ma, in certe occasioni, con chi ritiene opportuno, si lascia scappare la trionfale ammissione ” … ma io ho la patente!”. Se poi, come avviene in una partita a poker, l’altro rilancia un “anch’io!” il nostro patentato si fa spavaldo, e se può, sentenzia orgogliosamente “la mia è … oltre!”. Avete capito? Forse no.

Siamo capitati in un dialogo fra iniziati che si riconoscono palesando i codici segreti di una gergalità nota a pochi eletti.

  
La patente nautica è sostanzialmente un documento indispensabile che si esibisce a richiesta delle autorità preposte ai controlli, ma che diventa un simbolo per gli amici, i vicini d’ormeggio e per tutti gli altri che, ad occhio, misurano la lunghezza della barca o stimano la potenza dei motori.
Ecco che quel documento, da alcuni anni rigenerato in una carta magnetica di plastica, simile alle tante altre che affollano il nostro portafogli, è supportato da un’infinità di norme che, in gran parte derivano dal codice della navigazione, ma anche da altre leggi dello Stato italiano.
Infatti per il nostro legislatore, ai fini dell’applicazione delle norme del codice della navigazione, dei relativi regolamenti e delle altre leggi speciali, le imbarcazioni da diporto sono equiparate a ogni effetto a navi mercantili di stazza più limitata.

 

Ed ecco che qui scatta il marchingegno per cui il criptico “oltre”, che tradotto per i comuni mortali significa “oltre le dodici miglia dalla costa”, contemporaneamente diventa anche “senza altri limiti” ed eleva il patentato di questa categoria alla conduzione di imbarcazioni “alturiere” che, nel significato comune della nostra disciplina marittima, equipara il semplice “patentato” al “comandante” di un transatlantico con onori, ma anche con gli oneri che tale incarico comporta.
Che ciò sia giusto o che non lo sia affatto lascio a voi deciderlo, comunque, per la legge italiana il nostro patentato, comandante di un’imbarcazione, trovandosi in alto mare, sarà investito dell’esercizio di poteri che gli vengono trasmessi direttamente dallo Stato e che dovrà esercitare in virtù del titolo che gli deriva dalla sua posizione a bordo.

Il comandante assume i poteri  “disciplinari” sia verso l’equipaggio che verso i passeggeri, poiché la sua autorità si estende a veri e propri poteri di “polizia giudiziaria” in quanto gli si riconosce la qualità di “capo di una comunità viaggiante”.
Qualcuno sorriderà sotto i baffi e penserà che queste attribuzioni siano solo esagerazioni, ma vi assicuro che non è affatto così se si considera che su determinate imbarcazioni l’autorità portuale ha espressamente sancito sui documenti di navigazione quale debba essere il numero minimo d’equipaggio necessario alla navigazione in sicurezza di un’imbarcazione.
Così facendo, anche se il numero è banalmente piccolo, cioè di due persone, si è di fatto determinata una gerarchia per la quale uno sarà il comandante e un altro obbligatoriamente dovrà considerarsi sottoposto al primo, mentre ogni altra persona trasportata rientrerà nella qualifica generica di passeggero.
“Andiamo a fare un giretto in barca?” assume così diversi significati in relazione a chi pronuncia l’invito.
Si colora di piena responsabilità per chi dovrà condurre l’imbarcazione oppure presuppone la cieca obbedienza per chi invece verrà semplicemente trasportato. Se i documenti di bordo dovessero prevedere un equipaggio minimo di due persone, chi s’imbarca, unico e solo con il comandante, dovrebbe assumere coscienza che, mollando gli ormeggi, si sottoporrà alla potestà del comandante, che avrà il diritto di pretendere da quel unico membro dell’equipaggio una efficiente partecipazione alle manovre.
“‘Vieni in barca?” non sarà più quindi un invito da cogliere con estrema leggerezza, quanto meno dovrà essere preceduta da altre interrogazioni propedeutiche, quali ad esempio “Chi comanda?”, “Quanti uomini in manovra?”, “Passeggero o equipaggio?” e, se non proprio direttamente a Lui, ma con estrema cautela e circospezione, sarà prudente chiedere a chi altro può saperlo … “ma é veramente capace questo comandante?” Buon vento.

 

 

 

CONFARCA DENUNCIA: MODIFICARE I QUIZ PER LA PATENTE NAUTICA

Scontro fra barche:

“Gli incidenti in mare aumentano sempre più, si investe poco nella sicurezza ma anche nella formazione. I quiz attuali trattano argomenti in alcuni casi davvero poco utili al diporto”. E’ il commento di Adolfo D’Angelo, segretario nazionale della sezione nautica della Confarca, dopo il violento scontro fra imbarcazioni a motore avvenuto, la scorsa notte, nel lago di Novate Mezzola in provincia di Sondrio, in cui sono rimaste ferite cinque persone, di cui tre in maniera grave.

“Parlare di rifornimento di due navi militari in altomare non ha senso, quando nei quiz attuali mancano domande basilari sulle velocità nazionali previste da una direttiva dell’allora Ministro Lunardi nell’anno 2004”, ricorda D’Angelo. 

“L’alta velocità sotto costa è purtroppo la causa dominante degli incidenti in acqua: non si rispettano i dieci nodi massimi consentiti entro un chilometro dalla costa, ma soprattutto la navigazione sotto costa spesso è invasiva e pericolosa – conclude D’Angelo – Mi auguro che le motovedette puniscano i trasgressori e che da settembre si torni a lavorare sulla corretta formazione”.

 

 – Cinque persone sono rimaste ferite, di cui tre in maniera grave, in un violento scontro fra imbarcazioni a motore avvenuto la scorsa notte, nel lago di Novate Mezzola in provincia di Sondrio. Un piccolo motoscafo, dopo la collisione, è riuscito ugualmente a raggiungere la riva mentre l’altra barca è stata raggiunta in mezzo all’acqua dai vigili del fuoco.

I feriti gravi, è stato spiegato dai pompieri, sono stati ricoverati all’ospedale Pelascini di Gravedona (Como). Coinvolti nell’incidente un gruppo di amici, tra cui alcuni stranieri, forse turisti in vacanza. Sulla dinamica dell’incidente indagano ora i carabinieri, che hanno sequestrato i due motoscafi: sul posto hanno operato quattro auto-ambulanze del 118 e l’eliambulanza.

Per cause ancora da chiarire uno dei due motoscafi coinvolti, con a bordo due donne di nazionalità svizzera, dopo l’impatto è letteralmente volato sopra l’altro natante, ferendo alla testa i tre occupanti tutti uomini. Le due ragazze sono finite in acqua illese mentre i tre uomini sono rimasti tutti feriti, due dei quali abbastanza gravemente e sono stati trasportati all’ospedale di Gravedona.

Resta il mistero di cosa ci facessero lì a quell’ora le due imbarcazioni e di come si sia originato lo scontro. A stabilirlo saranno le indagini dei Carabinieri di Chiavenna, coordinati dal capitano Lorenzo Lega che hanno già disposto il sequestro dei natanti.

 

RICHIESTA REVISIONE PER OLTRE 2000 PATENTI NAUTICHE

 

Richiesta di revisione per più di duemila patenti nautiche rilasciate dalla Motorizzazione di Brescia. Nel mirino della Direzione Generale del Trasporto Marittimo sono finiti ben 2235 documenti sospetti rilasciati nel periodo che va dal 2008 al 2015 e che sarebbero stati conseguiti dietro la presentazione di dichiarazioni omesse o mendaci sul domicilio e senza aver comprovato le certificazioni relative alle residenze per motivi di studio e di lavoro, come previsto dalla legge.
Dopo lo scandalo delle patenti rilasciate dalla Motorizzazione di Como, anche su quella di Brescia finisce la lente di ingrandimento degli inquirenti. La richiesta di revisione è stata inoltrata al Ministero dei Trasporti “in via di autotutela” e per far piena luce su un’indagine, avviata nel 2013 a seguito di un normale controllo in mare da parte della Guardia Costiera di Lipari, su un sospetto flusso di patenti rilasciate dalla Motorizzazione di Brescia a migliaia di aspiranti diportisti provenienti dalle regioni Sicilia, Lazio, Piemonte, Liguria e Friuli Venezia Giulia, in pieno contrasto con i criteri di competenza territoriale. 
A conclusione dell’attività di polizia giudiziaria, la Capitaneria siciliana ha richiesto ed ottenuto il nulla osta della Procura di Brescia – a firma del sostituto procuratore Eliana Dolce – per chiedere alla Direzione Generale del Trasporto Marittimo di avviare l’iter di revisione delle patenti nautiche. Il sospetto, inoltre, è che i titolari delle patenti sotto inchiesta si siano avvalsi dei servizi logistici e operativi di alcune scuole
nautiche del territorio lombardo.
La Direzione Generale del Trasporto Marittimo ha quindi inoltrato all’indirizzo dell’ufficio del Capo dipartimento del Ministero dei Trasporti e della direzione della Motorizzazione di Brescia un documento in cui dichiara che è possibile “procedere alle revisioni delle patenti” rilasciate dal 21 dicembre del 2008 al 30 gennaio del 2015.
La Confarca (Confederazione che rappresenta le scuole nautiche e le autoscuole italiane) “da anni denuncia un numero troppo elevato di patenti nautiche rilasciate dalla Motorizzazione di Brescia”, ricorda il coordinatore regionale Marco Morana: “All’incontro di inizio anno col neo direttore degli uffici locali del Ministero, l’ingegner Loreto, abbiamo chiesto controlli maggiori per fermare i candidati all’esame di patente nautica provenienti da zone di residenza diverse da quella in cui sostengono l’esame, e che risultano iscritti a scuole nautiche che promuovono corsi patente nautica della durata di due giorni”. 
“Il nostro plauso va al comandante di Lipari Paolo Margadonna che ha avviato le indagini – dichiara il segretario nazionale della sezione nautica dell Confarca, Adolfo D’Angelo – Siamo assolutamente favorevoli al procedimento di revisione delle patenti sospette, nella speranza che questo sia un valido precedente per far passare la voglia ai furbetti di intraprendere scorciatoie per il conseguimento della patente nautica e dedicare
le proprie energie sulla corretta formazione a salvaguardia della sicurezza in mare”.

QUANDO LA PATENTE NAUTICA È OBBLIGATORIA?

Districarsi nel mondo delle normative inerenti la nautica da diporto a volte può sembrare difficile, vediamo brevemente i casi in cui la patente nautica è obbligatoria.

Sono molte le persone che ci chiamano per chiederci in quale caso la patente nautica sia obbligatoria e quando se ne può fare a meno. Cerchiamo in questo articolo di analizzare le recenti modifiche al codice della nautica da diporto e fare chiarezza illustrando in quali casi la patente è necessaria ed in quali casi si può condurre una imbarcazione senza possedere l’abilitazione al comando di unità da diporto.

Secondo l’ex art. 39 del Codice della nautica la patente nautica è obbligatoria nei seguenti casi:

  1. Per la navigazione con natante e imbarcazioni nelle acque interne e nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a bordo sia installato un motore con potenza superiore a 30 kW (pari a 40.8 Cv) e, comunque, con cilindrata superiore a 750 cc, se a carburazione a due tempi o a 1000 cc, se a carburazione a 4 tempi fuoribordo, o se a iniezione diretta; o a 1300 cc, se a carburazione a 4 tempi entrobordo o a 2000 cc, se a motore diesel; ciò vuol dire che se la potenza massima rientra nella norma, cioè è uguale o inferiore a 40.8 Cv, ma la cilindrata supera quelle indicate sopra scatta l’obbligo della patente, e viceversa;
  2. Per tutte le unità in navigazione oltre le sei miglia dalla costa, indipendentemente dalla motorizzazione e comunque per le moto d’acqua, senza tener conto della potenza del motore;
  3. per esercitare lo sci nautico, indipendentemente dalla potenza del propulsore.

Pertanto per la Patente Nautica così come per le dotazioni di sicurezza vige il principio della navigazione in relazione alla distanza dalla costa, cioè il tipo di patente da possedere non è riferito all’abilitazione dell’unità sulla quale ci si trova, ma alla effettiva distanza in cui si va effettivamente a navigare, fermo restando che per i mezzi a motore vige il principio della potenza anche se la distanza è inferiore ai 300 metri dalla costa come spiegato dal punto 1 dell’ex articolo 39. Per tali motivi, al momento di un eventuale controllo, si deve dimostrare soltanto di essere in possesso della patente necessaria per la navigazione effettivamente svolta, anche se la barca è abilitata per distanze maggiori.

La normativa ha recepito alcuni principi stabiliti da sentenze della magistratura: è possibile, infatti, condurre un’unità con licenza di navigazione senza limiti anche con la patente inferiore, cioè entro 12 miglia, a condizione però che non si superi tale limite; al timone può esservi anche una persona sprovvista di abilitazione, ma a bordo deve esservi un’altra persona munita di patente per la navigazione in corso, che ha la responsabilità della condotta e della direzione nautica dell’unità.

Concludendo con un caso pratico: di recente un nostro allievo ci ha chiesto se potesse condurre il proprio catamarano della lunghezza di 9 metri (natante) dotato di 50 metri quadri di superficie velica e di due motori fuori bordo di 9cv (uno per ogni scafo) senza patente nautica. Applicando la normativa sopra citata possiamo affermare senza ombra di dubbio che il natante in questione si può condurre senza patente rispettando il limite di distanza delle 6 miglia dalla costa.

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